Motivazione nello sport

21Gen 2018

Obiettivi per l’anno nuovo

 

 

Questo articolo non è per tutti. Le persone che non investono su se stesse con la lettura o il coaching le capisco, dopo tutto devono sorbirsi irritanti discorsi e spesso anche banali su argomenti così scontati che loro già conoscono. Poi perchè il coaching?! Non occuparsi di se stessi non significa non avere la conoscenza di come si fa e non tutti ne hanno bisogno. Se a questo aggiungiamo la saccenteria di chi si impegna in percorsi di crescita personale come life coach, a volte personal trainer… li comprendo ancora di più. E poi… Non tutti quelli che si occupano di crescita personale sono brillanti.

Se invece pensi di poter fare di meglio e non ti accontenti,  se anche tu hai voglia e umiltà per metterti in gioco e ritieni che ci sia ancora qualcosa che possa migliorarti, continua pure a leggere.

 

Obiettivi per l’anno nuovo

Un anno è terminato e uno nuovo è appena iniziato, sicuramente anche tu sarai stato invaso da auguri e auspici di qualsiasi tipo. Probabilmente sei pervaso da un’avvincente motivazione che come un super potere appena acquisito ti permetterà di realizzare i tuoi obiettivi: idee brillanti da concretizzare e la forma fisica che desideri.

Concluderai tutto ciò che hai lasciato in sospeso. Sicuramente. I più organizzati e schematici avranno stilato una lista di cose da concludere e altre da iniziare con la promessa di portarle a termine al meglio. Nessuna interferenza interna o esterna.

Il 2018 sarà sicuramente migliore dell’anno precedente… anzi di tutti gli altri, è il nuovo anno… tutto sarà fantastico, giusto?
Non sarà così!
Per quale motivo dovrebbe essere diverso dagli altri?!
Conosciamo tutti tante persone che a ogni compleanno, ogni inizio anno, settembre,  lunedì, etc…  Sono motivate e convinte a migliorare il proprio aspetto, la salute… La propria vita!
Si promettono disciplina e impegno, sperando che dopo una precisa data o evento programmato possano realizzare i loro sogni. La maggior parte di loro fallisce.
Se anche tu ci hai già provato in passato e qualcosa è andato storto, questa volta sarà diverso, non perché il nuovo calendario ti porterà fortuna, ma perché conoscerai meglio te stesso e sarai così sincero da ammettere che probabilmente non era l’anno precedente che interferiva ne il tuo segno zodiacale, ma la pigrizia o la mancanza di competenza.
Dedica un momento a te stesso, confidati con umiltà chi sei e realisticamente chi vorresti essere, scopri in cosa devi implementare le tue risorse e cosa devi smettere di fare per essere più efficiente.

Procrastinare: Il primo step verso il fallimento

Aspetterai speranzoso che qualcosa muti passivamente solo perché hai cambiato calendario in cucina e/o ti sei impegnato con una promessa?
“Dopo capodanno farò sul serio”
“A settembre mi iscrivo in palestra”
“Da lunedì… Dieta!”
Ci credi davvero?!
Quante volte ti sei promesso una svolta?
Tutte le volte che non hai avuto successo non eri sicuro dell’obiettivo, probabilmente non era affatto un obiettivo ben formato.
Affinché un obiettivo sia ben formato, deve avere specifiche caratteristiche e, soprattutto, deve fare la differenza tra concretizzarlo e non concretizzarlo.
Mantieni il focus sugli obiettivi ben formati… SMART!
Poniti le seguenti domande:
Perché vuoi “perdere la pancia”[obiettivo]?
Cosa ti comporta non “perdere la pancia?
Un obiettivo concreto deve essere SMART, vediamo cosa significa:
Specifico: Mai generico, tangibile e specifico
Cosa intendi quando dici “vorrei migliorare aspetto”? Precisamente cosa non ti piace? Cosa ti piacerebbe ottenere? Esattamente in che punto del corpo?
Misurabile: L’obiettivo deve essere oggettivamente misurabile.
Come farai a capire che stai diminuendo il volume della pancia? 
Con la circonferenza?
La percentuale di grasso?
Il peso?
Attuabile: Raggiungibile.
Ricaverai il tempo per allenarti 4 volte a settimana?
Realistico: Restiamo con i piedi per terra
Tempo: Stabilisci una tempistica per portare a termine il tuo obiettivo ed eventualmente delle piccole tappe per monitorare i progressivi.
Si può fare!
Come nell’allenamento, inizialmente eri poco coordinato e goffo, adesso riesci facilmente in cose che prima ritenevi difficilissime, in futuro riuscirai in cose che adesso ti sembrano impossibili.
Buona vita!
05Feb 2016

Preparazione atletica di boxe per Alessandro Amati.

La preparazione atletica è stata pianificata con l’atleta e l’allenatore con l’obiettivo di disputare un match nella data stabilita.

Come metodo ho scelto la periodizzazione non lineare, ogni mesosciclo era dedicato a sviluppare le abilità richieste al pugile.

24Giu 2014
Il corpo non arriva dove arriva la mente

Motivazione e resilienza

Affronterò l’argomento della resilienza nell’ambito dello sport e della motivazione.

Quando un atleta ha tutte le caratteristiche per andare avanti e non sfonda, da cosa dipende? Molti si “siedono”, si demotivano. Una delle determinanti può essere la resilienza, cioè la capacità di fronteggiare gli ostacoli. Essere motivati non è una condizione eccezionale, è una condizione normale.

Il corpo raggiunge ciò che la mente crede

Il corpo raggiunge ciò che la mente crede

“La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati, la nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura, è la nostra luce non la nostra oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sé stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso, appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri” Dal film Coach Carter     Il termine resilienza nasce nel campo ingegneristico, veniva utilizzata per denotare la capacità di un metallo di reggere una pressione. Questo termine è stato portato nelle scienze umane una trentina di anni fa da autori francesi. La resilienza fa parte del campo motivazionale, è una qualità della motivazione. La qualità della motivazione fa la differenza tra chi smette e chi continua, chi fallisce e chi raggiunge gli obiettivi. Chi ha vissuto esperienze tremende (violenze sessuali, perdita dei genitori, etc…), e riesce a metabolizzare quanto accaduto, di solito compie imprese eccezionali. Possiamo definire la resilienza come: capacità di rimanere motivati di fronte a ostacoli e difficoltà che si incontrano nel perseguimento di un obiettivo. Ci sono atleti che nonostante infortuni, stalli e disaccordi con la propria equipe, riescono ad andare avanti. La capacità di fronteggiare questi fattori sono determinanti.   “Il successo è l’abilità di passare da un insuccesso all’altro senza perdere l’entusiasmo”  Winston Churchill Non motivare, ma assistere Incentivazione e coazione sono fattori della motivazione estrinseci, questi modelli hanno dei grossi limiti: Hanno durata limitata nel tempo, l’interessato non si impegna per raggiungere l’obiettivo, ma per raggiungere la motivazione. Il cervello umano è in grado di automotivarsi e non ha bisogno di ricorrere a fonti motivazionali esterne. L’uomo è l’animale con la motivazione più potente che esista. La vera motivazione è intrinseca ed è generata da piacere e divertimento. L’impegno crea senso di competenza ed è ricompensato da piacere e divertimento (enjoyment). Un buon trainer dovrebbe percepire i bisogni del suo assistito – raramente l’assistito esterna, durante il primo incontro, ciò che realmente desidera – dopo pochi minuti di conversazione nel primo incontro.

Stimoli sensoriali per l’interazione con l’ambiente

Ti è mai capitato di goderti la pioggia che ti bagna durante un bagno a mare o nella tua sessione di jogging? Spesso i motociclisti corrono con la visiera del casco aperta per sentire meglio il vento in faccia e il rombo de motore, Ti sei mai chiesto perché?   Esperimenti sulla deprivazione sensoriale (http://it.wikipedia.org/wiki/Deprivazione_sensoriale) dove i soggetti venivano immessi in delle vasche di deprivazione sensoriale, insonorizzate, assenza di luce, acqua alla stessa temperatura del corpo. I soggetti resistevano al massimo qualche ora prima di avere allucinazioni, ansia e depressione. In mancanza di stimoli (connessioni sensoriali), la mentre crea la realtà in modo automatico.

Vasca di deprivazione sensoriale

Vasca di deprivazione sensoriale

I cuccioli giocano, gli animali adulti non giocano. Gli uomini giocano tutta la vita. I comportamenti ludici sono legati alle specie non specializzate. Gli animali altamente specializzati non giocano nemmeno da piccoli (es. uccello che vive in una determinata zona e si nutre di quel preciso insetto che vive in una specifica zona). Gli animali generalisti giocano molto. Giocare è un modo per creare connessioni con il cervello. Gli animali si adattano giocando nell’ambiente. L’uomo nasce senza connessioni con l’ambiente esterno. Gli anni dell’infanzia sono dedicati all’apprendimento. Nascere in un ambiente dipendente è una limitazione. L’uomo va nel mare, nello spazio e in tutti gli ambienti. Ricerchiamo connessioni sensoriali per solleticare la nostra mente e provocare un senso di piacere Stimolando il circuito vizioso piacere e divertimento si posso compiere grandi imprese. Cercare la dimensione di piacere nella propria attività sportiva e rendersi conto che tutti abbiamo gli strumenti per innescare questo circolo virtuoso (impegno, competenza, piacere e divertimento). Generalmente la mancata familiarità con la fatica, frena il potenziale atleta ancora prima di aver raggiunto i suoi limiti. Un buon allenatore non dovrebbe mai minimizzare la fatica: “che vuoi che sia”. Minimizzare significa demotivare. Ognuno di noi ha un suo modello di interpretazione sensoriale: I fratelli Gross, vincitori della gara di Trail running più lunga del mondo a Tor des Géants, avevano un paradigma di fatica ereditato dal padre che percorreva 60 km tutti i  giorni a piedi trasportando un carrello molto pesante, per recarsi sul luogo di lavoro e vendere i prodotti da lui trasportati. I fratelli Ulrich e Annemarie, hanno una percezione  della fatica diversa dalla maggior parte delle persone. Capire cosa gli assistiti ritengono accettabile poiché la fatica deve essere personalizzata. Si tratta di mediazione cognitiva e influenza culturale.

Resistenza e successo

Walter Mischel, ha analizzato il  comportamento di 200 bambini della scuola statunitense (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-02/resistere-tentazioni-081712_PRN.shtml). I bambini, uno per volta, soli, in una stanza, con dentro solo i marshmellow. Veniva chiesto al bambino di attendere qualche istante da solo nella stanza, prima di poter consumare un marshmellow. La stanza era ripresa da una telecamera nascosta. W. Mischel ha stilato una graduatoria a seconda della forza di volontà e ha seguito i bambini durante la loro crescita. Ha studiato la correlazione tra risultato nello studio e l’incidenza con la resistenza alle tentazioni. Chi è capace di resistere alle tentazioni ha risultati scolastici maggiori e una più brillante crescita nel lavoro (in base ai guadagni). Quelli che resistevano alle tentazioni guadagnano di più. Dopo 20 anni ha sottoposto ad analisi computerizzate il cervello e ha notato la correlazione tra resilienza e attivazione delle aree celebrali. Resistere a una tentazione comporta un grande consumo di glucosio. Quando si vede un cibo ipercalorico, buono, l’istinto di mangiarlo è forte, sono le aree frontali del cervello che consumano glucosio per inibire la voglia di mangiare.

Autoefficacia

La percezione delle fatica è determinata dalle aree che sviluppano adattamenti specifici all’attività fisica prolungata. Chi corre la maratona ha sviluppato adattamenti non solo fisici, ma anche celebrali. Il trainer dovrebbe lavorare sull’autoefficacia per motivare i suoi assistiti, chi ha un basso senso di autoefficacia si sente incompetente, si impegna poco e non si diverte. Per migliorare il senso di autoefficacia, lavorare sugli obiettivi tarati in base alla possibilità del soggetto. Devono essere raggiungibili, ma sfidanti. Per sfidante si intende qualcosa di raggiungibile, ma non senza sforzo.

Manutenzione della relazione

Non standardizzare il rapporto (non si può prescindere da che tipo di persona si ha di fronte. Soggetti introversi ed estroversi, vanno trattati in modo diverso). La comunicazione a distanza crea distorsioni, abbiamo strutture celebrali, i neuroni specchio, quindi la comunicazione non verbale. Fattori che influenzano l’emotività.

Far sentire capaci

Effetto Pigmalione o profezia che si autorealizza (http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Pigmalione). Influenzare gli altri. Soggetti di un  esperimento dovevano passare dalla scuola media alle superiore, uno staff di psicologi fa test a tappeto a tutti, su profitto e capacità. Dividono in due gruppi: asini e futuri geni. I professori delle superiori invertono i risultati, i geni passavano per asini e viceversa. Dopo un anno l’equipe prende gli stessi ragazzi e ripete i tests di profitto e la sorpresa è che hanno spostato i risultati. Quelli che prima erano asini sono migliorati tantissimo. Da questo ne deduciamo che le prestazioni delle persone sono influenzati dalle aspettative. “Se ti faccio sentire capace, sali”. Lasciare autonomia: Essere troppo descrittivi, demotiva. (Non siate troppo didattici: extrarota meglio il femore, fletti la coscia ed effettua un inspirazione…).

Fonti

Esperienze maturate nel corso della mia attività

Appunti corso resilienza del prof. Pietro Trabucchi

Corbaccio, Resisto dunque sono, Milano, Pietro Trabucchi, 2007